La dicotomia tra “ciò che siamo” e “ciò che sembriamo” ha da sempre generato la crisi identitaria e la dissociazione dell’Io.
Se Pirandello avesse avuto la possibilità di iscriversi a Facebook probabilmente Vitangelo Moscarda di “Uno, nessuno e centomila” sarebbe un Social Media Manager!

Lo sdoppiamento dell’Io su Facebook genera inevitabilmente crisi di identità: i profili social non sono persone ma vere e proprie maschere pirandelliane, che recitano ruoli imposti da convenzioni sociali e dai propri ideali.
In un’intervista del 1900 Luigi Pirandello formula la teoria della crisi dell’io
Il nostro spirito consiste di frammenti, o meglio, di elementi distinti, più o meno in rapporto tra loro, i quali si possono disgregare e ricomporre in un nuovo aggregamento, così che ne risulti una nuova personalità, che pur fuori dalla coscienza dell’io normale, ha una propria coscienza a parte, indipendente, la quale si manifesta viva e in atto, oscurandosi la coscienza normale, o anche coesistendo con questa, nei casi di vero e proprio sdoppiamento dell’io.

Proviamo a dirla stile social 2017
Il nostro account social è fatto di foto, video, post, elementi distinti più o meno in rapporto tra loro, i quali possono essere guardati separatamente, ma insieme sono il risultato di una nuova personalità, il nostro profilo, che è fuori dalla coscienza dell’io normale, vive di vita propria, è indipendente da noi e troppo spesso oscura la coscienza normale, anche se a volte coesiste con questa.

In questo senso il profilo social vive nella “forma” della persona, ma non è una persona: i social account  sono schiavi di questa forma fino a quando, per un evento casuale, comprende la propria condizione e a questo punto può solo scegliere se cancellare il proprio account o adeguarsi alla scissione.

La stragrande maggioranza dei profili social presi in esame da anni di test sceglie l’adattamento, ma in tanti decidono di “uscire” definitivamente da Facebook, ad esempio, perchè l’alternativa sarebbe (e non sto esagerando) la pazzia.
Come per l’Enrico IV o Il berretto a Sonagli, dire sempre la verità, la nuda, cruda e tagliente verità, infischiandosene dei riguardi, delle maniere, delle ipocrisie e delle convenzioni sociali.

Se un giorno ci svegliassimo e iniziassimo a commentare senza ipocrisia le foto, i post dei nostri contatti..cosa succederebbe davvero?
Questo comportamento porterebbe all’emarginazione, e in questo caso l’Io si ricongiunge non solo per noi, ma per tutti…e le persone e i profili si scaglierebbero contro di noi: come chiamare questo se non pazzia?

Nel mondo social gli individui non si mostrano mai per quello che sono veramente, ma a seconda del momento, del link o della foto, assumono una maschera diversa che fa di loro profili e non persone.
Con i nostri “amici” possiamo stabilire solo rapporti mediati da atteggiamenti esteriori, dai ruoli che ciascuno è costretto ad assumere per poter “sopravvivere” a suoni di like e condivisioni.
Queste maschere-profilo sono prodotte dalle disposizioni naturali di ciascuno di noi, dalla condizione sociale, dall’educazione, dalla cultura e da tutte quelle convenzioni social-i n cui viviamo.

Facebook – Twitter – Instagram sono un grande palcoscenico sul quale ognuno recita la propria parte, secondo un meccanismo in cui ciascuno finisce per essere la marionetta di se stesso.
Ed è qui che torna il concetto di follia…perchè solo con la follia, rifiutando quindi queste convenzioni social-mente imposte che possiamo riscoprire noi stessi.

Ho diversi profili social* e quando mi loggo in quell’account mi rendo conto che devo adottare un metodo che, scherzosamente l’altro giorno con un amico, ho paragonato al Metodo Stanislavskij, un metodo che si basa sull’approfondimento psicologico del personaggio e sulla ricerca di affinità tra il mondo interiore del personaggio da interpretare e quello del profilo.

Abbiamo letto negli anni diversi post sulle tipologie di profili social, alcuni seri, altri scherzosi. Forse qualche tempo fa ho scritto anche io qualcosa sui profili di coppia, per esempio..ma non è quello il punto.
Il punto è un altro: quanto siamo veramente consapevoli della nostra follia?
Quanto siamo realmente riusciti a mascherare delle nostre vite?
E soprattutto, quanto siamo coinvolti dal nostro profilo?

Voi ve lo siete mai chiesti?
Io sì, ogni giorno.

Lo sdoppiamento dell’Io in psicologia si chiama scissione…ma la scissione non è altro che un meccanismo di difesa che consiste nel separare i sentimenti o i pensieri che abbiamo “dentro” e che convivono contrastandosi. Un meccanismo di difesa che molto spesso sui profili social si traduce in “vittima” o “sbruffone” o peggio ancora “sapientone”.

Se cominciaste a valutare così i profili che vi riempiono le Home dei vostri Social, vi assicuro che il vostro modo di leggere i post degli altri cambia radicalmente.

Rendetevi conto di quanto siete ridicoli e folli solo per avere qualche like…
Rendiamoci conto per noi e soprattutto per accogliere i nostri figli, in maniera consapevole, in questo mondo parallelo…

Perchè se la follia di cui parlavo prima potrebbe sfociare in una chiusura di un profilo, resta comunque una follia, seppure temporanea…e la follia associata all’ignoranza (nel senso di non conoscenza) causa danni seri.

 


*non fake - semplicemente gestisco account differenti per lavoro
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