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É una triste verità…ma è così!

Noi facciamo parte di reti sociali, connessioni e condivisioni di amici…ed è inevitabile che le nostre attività in rete siano compromesse…ma c’è una teoria interessante in questo senso “The Filter Bubble”: sostituire alcune delle connessioni attuali con persone diverse da voi.

Io, personalmente, mi sento sempre più “intrappolata” nella rete e voi?

Credo sia il caso di leggere il libro di Eli Pariser (che ho cominciato a seguire su Facebook)… ogni tanto fa bene leggere qualcosa di “diverso dal solito”.

Ho letto questo articolo su “Il Sole 24ore”  sulla crescita di licenziamenti per aver postato qualcosa di sbagliato su Facebook!

Mi rendo conto che troppe persone stanno perdendo il controllo delle proprie azioni su Facebook. Probabilmente molti sottovalutano il peso che può avere un post sulla propria bacheca…incoscienza questa dettata dall’ignoranza che si ha del Web. Tutto quello che facciamo sul Web, e  in questo caso specifico Facebook, rimane impresso per sempre, come una fotografia, per cui consiglio ai neofiti di fare attenzione!!

Tutti sbirciamo i profili dei nostri contatti…e inevitabilmente ci facciamo un’idea sulla loro vita, le loro relazioni e i loro problemi. E allora perchè ci meravigliamo se lo fanno anche i nostri “capi”?

Mi viene in mente la cara maestra di mio figlio, una 40enne con una bacheca da 15enne…sempre depressa per la lontananza da casa…

Qualche mese fa ho digitato il nome di una delle due maestre del nano su Facebook. Una delle due aveva, ed ha tuttora, un profilo pubblico. Ho cominciato a leggere qualche suo post, mi sembrava il modo migliore per conoscere indirettamente una persona che trascorre gran parte della sua giornata con mio figlio e leggo un commento davvero infelice… Era nervosa, o almeno così scriveva, e pensava alla tristezza del mattino seguente a lavoro, quando tutti i genitori alle 8 lasciano i propri figli come tante bestioline sull’uscio della classe.

Una delle bestioline era mio figlio. Che fare? Parlarne sarebbe stato inutile perchè avrebbe ammesso di aver scritto una cosa, magari, dettata da leggerezza…ma qui si parla di MIO figlio!!

Io ho personalmente inoltrato la pagina alla direzione del circolo didattico..ma cosa ho ottenuto? La mestrina, richiamata all’ordine, si è preoccupata solo e unicamente di questioni “legali” e si difendeva dicendo che il post non era stato scritto in orario scolastico e che non c’era il nome della scuola e/o dei bambini…sì, ma io? Io che me ne faccio di questa scusa? Io so solo che da quel momento non mi sento poi così tranquilla quando accompagno mio figlio a scuola…

Credo sia fondamentale rendersi conto del peso che hanno le parole, del peso che può avere un’affermazione pubblica e soprattutto assumersene la responsabilità!!

E in pochissimi casi, giuro, avrei preferito vivere negli USA